Tradizioni locali

Molte delle tradizioni dei nostri paesi erano legate alla vita contadina e sono purtroppo andate perdute.
Tra le varie usanze forse la più significativa era quella del “Filò”. Questo rappresentava un momento di incontro e di aggregazione. Alla sera dopo una giornata di lavoro, gli abitanti del borgo, del cortile o della famiglia patriarcale si radunavano nella stalla (staul), che era l’unico posto riscaldato durante l’inverno, e nei cortili durante il periodo estivo.
Al filò, mentre le donne filavano (attività da cui deriva il termine), tessevano e cucivano, gli uomini intrecciavano cesti, impagliavano sedie e lavoravano il legno.
Il filò non costituiva solo una serata di lavoro passata in compagnia ma era un momento di vita pubblica. Durante queste serate ci si scambiava le novità del giorno e si leggeva lo “sfoi” (il foglio di informazione che qualcuno acquistava il lunedì al mercato di Serravalle). Esse costituivano inoltre l’occasione di incontro tra i ragazzi e le ragazze del paese che erano in cerca di una moglie o di un marito.
Gli altri passatempi erano rappresentati dal gioco della tombola, dai canti e dai racconti degli anziani che tramandavano di generazione in generazione fiabe, tradizioni e storie di vita paesana.
Le storie contenevano spesso elementi magici e spiegavano fatti reali con l’intervento, anche malefico, di personaggi fantastici.
Uno dei personaggi più noti è il “Matharol”, un ometto vestito di stracci, con il berretto o l’abito rosso che di notte vagava nelle stalle mangiando la polenta e bevendo il latte lasciatogli dal pastore. In cambio del cibo si riteneva che il matharol sorvegliasse ed accudisse il bestiame. Secondo altre versioni era invece un folletto dispettoso che di notte slegava le mucche e le faceva uscire dal recinto.
Altri personaggi misteriosi erano le streghe che venivano incolpate di tutti i mali che colpivano uomini ed animali. Una di esse era la moglie del Matharol, una brutta ed antipatica vecchia chiamata “Derosega” o “Redosega”. Il rimedio adottato per allontanare il male dalla propria casa era quello di mettere una scopa di traverso alla propria porta d’ingresso.
La notte del 5 gennaio queste vecie venivano bruciate sul panevin o fogherada a simboleggiare che si chiudeva con l’anno vecchio, con l’inverno ed anche, simbolicamente, con le sue miserie e disgrazie.