Il villaggio palafitticolo
Il ritrovamento di alcune selci in una torbiera di Colmaggiore ed il recupero di parecchi materiali litici e fittili sono la documentazione dell’esistenza di un villaggio palafitticolo databile tra il neolitico e l’età del bronzo, dalla fine del IV agli inizi del II secondo millennio a.C.
La torbiera era situata nella fascia di collegamento tra i due laghi, lungo il canale delle barche (stret).
I dati raccolti hanno consentito di individuare, al di sotto di uno strato discontinuo di torbe e limi di formazione recente, uno strato antropico di spessore compreso tra i 10 ed i 40 cm. circa, inglobante i resti di tavolati lignei e palificazioni verticali accompagnati da ossami, antichi resti vegetali frammenti ceramici e manufatti litici (bulini, microbulini, grattatoi, raschiatoi, punte di freccia, elementi di falcetto, ecc).
Dalle ossa ritrovate si pensa che la fauna locale fosse costituita da suini, capre, pecore, bovini, cervi, volatili e pesci. Numerose le nocciole, le castagne d’acqua e le ghiande di quercia. Si presume che le coltivazioni fossero prevalentemente quelle relative all’orzo ed al frumento (farro), visti i ritrovamenti di macine ed elementi di falcetto. Le fusaiole rinvenute testimoniano la presenza di attività tessili.
Nel 1923 sono state inoltre rinvenute due spade del tipo Sauerbrunn databili dalla media età del bronzo (XV e XIV sec. A.C.) ed un pugnale tipo ”peschiera” dell’età del bronzo recente (XIII a.C.).
In un’area localizzata in prossimità della Tajada, a Lago, l’Amministrazione Provinciale e le altre Amministrazioni locali hanno in cantiere la realizzazione di una ricostruzione di un villaggio palafitticolo, soprattutto per scopi didattici e naturalistici, che sarà collegato ad un già esistente percorso naturalistico-turistico che collega, costeggiando i laghi, l’area verde di S. Maria a quella di Lago; quest’ultimo, a sua volta, è collegato al più ampio percorso denominato “le vie dell’acqua”.